IL PUNTO DI LUCIANO ZANINI
77 punti in classifica … ma non basta!
Al gioco del lotto mi pare che il 77 venga accostato, secondo la “smorfia napoletana”, alle gambe delle donne. Che può essere un abbinamento simpatico. Nel nostro caso rappresenta invece il primo posto della classifica della serie C, girone A. Un traguardo che pareva pressoché impossibile qualche mese fa: con dieci punti di distacco dal Padova c’erano ben poche speranze di acciuffare l’allora capolista; la corsa del Lane avrebbe dovuto concentrarsi sui playoff. Punto. Oggi invece siamo qui a parlare di un Vicenza per la prima volta capolista, con il Padova alle sue spalle seppure di una sola (preziosa) lunghezza. Ora sono un po’ tutti a dire: era prevedibile, era fisiologico, alcuni dicono addirittura scontato, che il Padova avrebbe perso lo smalto iniziale e buttato alle ortiche il tesoretto di punti che aveva conquistato nel girone d’andata e nelle prime partite del girone di ritorno. Ci sta tutto e il contrario di tutto, ma rimane appunto il fatto che il Lane (ora si può dire) ha fatto sin qui tutto il suo dovere, riuscendo a portare a casa la cosa più importante: la testa della classifica.
Cosa tutt’altro che scontata prima della gara in terra piemontese, sebbene di fronte – allo stadio Silvio Piola di Vercelli, domenica scorsa – ci fossero una squadra a quota 74, e l’altra a 36. E sebbene – lo sottolineo per ricordare l’imprevedibilità del calcio – il Lane avesse giocato bene i primi 45’ mostrando con chiarezza la differenza tecnica tra le due formazioni. Ad inizio della ripresa, visto appunto l’andamento del match, pensi che il secondo tempo sarà una conferma del primo (anche se non raddoppiare il primo gol nei 45’ minuti iniziali, rimane comunque un problemino che andrebbe risolto magari con un po’ di maggior cinismo) e fai calcoli di classifica, vista la frenata di un paio di ore prima del Padova per mano dell’Atalanta U23 (1 a 1). Invece, come accaduto quasi sempre in trasferta, nella ripresa dopo i primi 15 minuti di buona tenuta del Lane, lo scenario cambia. Minuto dopo minuto la Pro Vercelli – che sino allora aveva dimostrato la “giustezza” della sua classifica – comincia a macinare gioco e il Lane a rallentare il suo. Ronaldo rallenta, davanti Morra e Rauti cominciano ad essere velleitari, il nostro centrocampo subisce la prevalenza dei vari Schenetti e compagni. Sarà il caldo improvviso, sarà la pur prevedibile reazione di Comi e soci, sta di fatto che anche questa volta il Lane ha corso un rischio che poteva essere esiziale vista l’importanza della posta in palio, ossia la vetta temporanea della classifica. Ma c’è un ma: nel pomeriggio domenicale di Vercelli era presente la dea Eupalla che ha in grande simpatia Alessandro Confente da Soave, terra di vini e dolci colline….
Alessandro Confente: 9+
Siamo nella ripresa e il Lane sente il primo caldo più dei risaioli, i quali mostrano di aver superato una qualche sudditanza nei confronti dei biancorossi, e cominciano a darci dentro convinti di poter arrivare quantomeno al pari. Prova quà e prova là, cresce gradualmente anche il contributo al gioco corale della Pro del neo-entrato Rutigliano che, con la sua presenza in campo, ha di fatto cambiato l’inerzia della gara. Ha confidenza con la palla e visione di gioco e duetta bene con Schenetti. Lo dimostra plasticamente all’82’ quando, su ennesima azione in avanti dei piemontesi, prende palla e punta deciso alla nostra porta. Finta sulla destra, rientra, si libera al tiro che parte preciso a mezza altezza alla destra di Confente. Il gol è cotto e mangiato e… addio sorpasso in classifica. O almeno così sembra, perché ecco spuntare magicamente una manona che, incredibilmente, riesce a toccare il pallone deviandolo in angolo. Great emotion. I risaioli sono basiti, i nostri increduli. Eppure è la realtà. Alessandro Confente c’è. E’ lui l’uomo del miracolo che nel caso specifico significa: riflessi eccezionali, freddezza totale, tempismo perfetto, intuito da animale tra i pali perché mi è parso coperto nella visuale. E quando assisti ad una prodezza del genere, cosa ti viene da pensare? Che possiamo farcela a metterci alle spalle il Padova. E anche la frase banalissima secondo cui ogni partita vive di episodi particolari. Come quello vissuto a Vercelli. Quasi una vendetta postuma del Vicenza che, nel lontano 1911, perse la partita finale del campionato di serie A proprio a Vercelli e, con essa, lo scudetto italiano.
Il Padova ha mostrato i suoi limiti ma…
Qualche addetto ai lavori aveva previsto più di un mese fa che la 34.ma giornata sarebbe stata decisiva nel bene o nel male. Complimenti a lui per aver imbroccato il pronostico, anche perché a pochissimi minuti dallo scadere, la partita tra Atalanta U23 e Padova, era inchiodata sull’1 a 0 per i dottori, che già pregustavano i tre punti, preziosissimi. Si andava insomma diretti verso una vittoria importante del Padova, e forse determinante ai fini della lotta per la promozione diretta. È successo invece ciò che non ti aspetti da una grande squadra come quella di Andreoletti. Siamo al 90’ sul punteggio di 1 a 0: punizione per l’Atalanta a pochi passi dalla linea di fondo, di poco fuori area del Padova. Gran mischione e sul cross, anziché marcare a uomo, i biancoscudati ti combinano la fesseria dell’anno marcando a zona. Una zona popolata da giovani atalantini dalle belle speranze che non vedevano l’ora di insegnare qualcosa agli anziani padovani. Sul cross si avventano così due atalantini, tra cui Vlaovic (nomen omen) che fa secco Fortin, non precisamente in giornata di grazia. Un gol che vale oro per il Lane e sfracella il morale del Padova che ha mostrato ormai con chiarezza i suoi limiti, e basta sottolineare che nel girone di ritorno si trova al settimo posto in classifica. Tutto ciò premesso, sarebbe però un tragico errore se i biancorossi pensassero, anche solo di sfuggita, di basarsi in qualche modo su questa constatazione come elemento favorevole. Il Padova fino al 95.mo dell’ultima partita di campionato va visto, sempre e comunque, come la squadra del girone d’andata. Sottovalutarlo ora sarebbe …. solo autolesionistico.
A Vercelli contava solo la vittoria
La gioia dei tifosi biancorossi per l’esito della partita contro la Pro Vercelli copre un po’ tutti i commenti tecnici della gara. Ci sono partite come queste che hanno solo un risultato, la vittoria. Se pareggi o addirittura la perdi, perdi le prospettive più importanti come quella del Lane di giocarsi la promozione diretta. E’ andata per questo benissimo, grazie alla giovane Atalanta, ma non è stata una passeggiata. Nel primo tempo il Lane ha tenuto il campo, si è imposto nel possesso palla e nell’organizzazione del gioco, mentre quelli della Pro Vercelli parevano intimiditi, quasi timorosi e non giocavano all’attacco come ci si sarebbe aspettato da una squadra che naviga in pessime acque. I biancorossi iniziano a diventare concreto dopo il quarto d’ora, quando Morra avrebbe l’occasione di colpire di testa ma non ci arriva. Di nuovo alcuni minuti dopo: su un grande invito di Laezza sempre Morra si lancia verso la porta avversaria e potrebbe tirare, ma vede arrivare di gran carriera l’amico goleador Rauti sulla sinistra. Gli regala un pallone delizioso rasoterra che il numero 7 biancorosso capitalizza al meglio in scivolata, bruciando il suo marcatore e facendo secco Franchi. Gran bel gol, frutto di una buonissima azione corale, che fa esaltare i 700 tifosi biancorossi. Ora il Lane gioca sciolto e crea occasioni: prima con Rauti che sfiora il palo e dimostra di essere in grande spolvero (per lui un bel voto, 8), quindi con Morra il quale, imbeccato da Ronaldo, spara una cannonata che però l’attento Franchi riesce a sventare in tuffo mettendo il pallone in angolo. Il primo tempo si chiude con il Lane padrone del campo, peccato appunto il raddoppio mancato. Nella ripresa pare che tornino le stesse modalità di gioco, e invece poi dal 10’ le cose iniziano a cambiare, soprattutto per l’entrata in campo di Rutigliano che sconvolge i precedenti equilibri. I biancorossi cominciano a cedere terreno, faticano nei contrasti, mentre i vercellesi si muovono meglio e disinvolti. Il Lane in pratica si difende e nonostante i cambi la situazione non cambia. Si soffre troppo, e all’82’ il fortino del Lane pare crollare. Come descritto. Invece c’è il Confentone che dice no e permette al Vicenza di portare a termine la partita vittoriosa. Vittoriosa e di grande valore.

Rauti con Morra
Luciano Zanini